Scienza

Lasciati illuminare

Ti trovi in una radura. È notte. Gli unici rumori intorno a te sono il frusciare del vento e il canto delle cicale. Chiudi gli occhi. Ti fai avvolgere dall’oscurità. Li riapri. Intorno a te si sollevano centinaia di scintille infuocate, un mare di stelle scese in terra. Arrivano le lucciole.

Lucciola: un piccolo coleottero appartenente alla famiglia dei Lampiridi. Un minuscolo animale che brilla di luce propria, come un faro tra le tenebre guida l’umanità nelle notti d’estate, tanto che furono perfino usate come fonte di illuminazione da svariate popolazioni (soprattutto orientali).

Illuminano i prati al calar del sole, rappresentano la gioia di vivere.

Arrivano le lucciole, misteriose protagoniste di molteplici fiabe e leggende. Arrivano le lucciole che accendono la notte con le loro conversazioni.

Aspetta… conversazioni? Sì, hai letto bene: conversazioni; e non lo sto scrivendo solo per fare della poesia, le lucciole illuminano veramente il mondo con le loro conversazioni. Queste magnifiche creature usano luce auto-prodotta come forma di comunicazione. Tramite il fenomeno della bioluminescenza le lucciole non solo avvertono i predatori che sono piene di tossine ma segnalano la loro presenza a possibili partner (non a caso le prostitute, che accendono fuochi la notte,sono chiamate “lucciole”): i bagliori che emettono sono una sorta di richiamo per l’accoppiamento. Tramite piccoli guizzi di luce questi piccoli coleotteri comunicano la loro posizione e aspettano che un’altra lucciola replichi il segnale emesso; quando vedono una risposta si avvicinano e ripetono i bagliori. Dopo che due lucciole sincronizzano la segnalazione luminosa sono pronte per l’accoppiamento. Che romantiche… peccato che tra di loro si nascondono anche le cosiddette “femme fatales”: femmine predatrici di un’altra specie di lucciole che si ciba della più comune Photuris pyralis. Questi insetti imitano perfettamente la sequenza di bagliori di risposta al corteggiamento, così, quando il maschio si avvicina, se lo mangiamo. Niente male come conclusione di una seratina a lume di lanterna (ahahahahahah. Ok, basta, qualcuno mi fermi).

Ma come fanno le lucciole a produrre luce? Il processo avviene in un organo posto sull’addome chiamato lanterna (capita adesso?), al suo interno c’è una proteina, la luciferina, che si ossida grazie alla catalisi eseguita dall’enzima luciferasi; l’energia chimica prodotta viene convertita in luce. Per avvenire, questo processo, ha bisogno di ossigeno; il flusso di ossigeno è regolato, quindi, dalla lanterna che determina l’avvio e la fine della reazione. È da notare anche che la luce rilasciata da questi processi chimici non produce calore, quella delle lucciole è una luce fredda.

Ma non sono solo le lucciole a saper generare luce spontaneamente: la bioluminescenza è un fenomeno che può essere osservato in molte specie. Batteri, funghi, piante, insetti, vermi, meduse, crostacei, molluschi, pesci, anfibi… moltissimi esseri viventi sono in grado di creare uno degli spettacoli più incredibili mai visti sulla faccia della terra. Alcuni, come abbiamo visto, usano la luce per comunicare con i loro simili, altri la usano per confondere o spaventare i predatori, altri ancora per attirare e ingannare le prede, in altri casi ancora la sua funzione è sconosciuta; di una cosa siamo, però, certi… esiste una specie, una rarissima specie di Homo in grado di produrre bioluminescenza: gli addetti Anas al lavoro sulle nostre autostrade.

B. Della Guerra

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