Scienza

Highlander: la medusa immortale

Nell’istante in cui l’uomo realizzò di essere mortale cominciò a sognare la vita eterna. D’altra parte, quello di scomparire è un timore insito nella natura umana.

Sembra che un primo tentativo per raggiungere l’immortalità sia stato fatto in Cina, durante la dinastia Qin (221 a.C. – 206 a.C): i medici alchimisti erano convinti che materiali come il cinabro, l’ematite, la giada e l’oro potessero allungare la vita (spoiler: fallirono, tra l’altro il cinabro contiene mercurio, quindi, semmai, la vita la accorcia). Di acqua della vita o elisir della giovinezza, poi, se ne è sempre parlato; basti pensare all’Amrita nella mitologia induista o all’Haoma nell’antico Iran. Dopo questi primi tentativi, i miti e le ricerche effettive per ottenere la vita eterna continuarono e raggiunsero il loro culmine nel Medioevo. L’alchimia fu la disciplina che maggiormente si impegnò nella ricerca: nel VIII secolo gli arabi perfezionarono le tecniche di distillazione e tentarono di creare, tramite operazioni misteriose e assai poco rassicuranti, la celebre Aqua vitae (spoiler: fallirono miseramente). Fu sempre l’alchimia araba a tentare di creare per la prima volta la pietra filosofale attraverso il Magnum Opum (l’itinerario alchemico) che consisteva in tre tappe di trasmutazione della materia: Nigredo, ovvero la fase in cui la materia viene disgregata (putrefazione); Albedo, in cui la materia si purifica (distillazione) e Rubedo, la materia si ricompone (sublimazione). Tutte queste tecniche trasmigrarono nel Medioevo cristiano in cui iniziò anche la ricerca del santo Graal, la mitica coppa di Gesù Cristo da cui sgorgava l’elisir di lunga vita; templari e gente d’ogni genere andò davvero a cercare la coppa (spoiler: fallirono anche loro). Ma tutto ciò non scoraggiò l’umanità che continuò imperterrita nell’inseguimento dell’immortalità. Dopo aver tentato di creare pietre ed elisir e aver ricercato polverosi calici sporchi di sangue gli esseri umani si convinsero che doveva per forza esistere una fonte che garantisse l’eterna giovinezza. A seguito di lunghe dispute su dove potesse realmente trovarsi, fu scoperta l’America e si concluse che la mitica fonte dovesse essere assolutamente situata in quel luogo. L’esploratore Juan Ponce de León fu uno dei molti che partirono con la loro flotta per andare a cercarla (spoiler: invece di trovare la fonte scoprì la Florida). Le ricerche andarono avanti con ostinata testardaggine ma nulla fu mai trovato. Non a caso si dice che nella vita l’unica cosa certa sia la morte e che solo alla morte non c’è rimedio. Insomma, a parte per i pochi, rarissimi eletti come Keanu Reeves (tutto provato nella pagina web Keanu Reeves is immortal) o la regina Elisabetta II è risaputo che l’immortalità biologica non è possibile. Quella della vita eterna non è altro che una favola particolarmente affascinante, giusto? Beh, mi dispiace darvi cattive notizie ma la Turritopsis nutricula, ha battuto l’uomo nella corsa all’immortalità da ben 650 milioni di anni. Già, una medusa ci ha sconfitto. Patetico, vero? Un esserino senza ossa né cervello non più grande di una perlina da 4-5mm.

Questa minuscola, stupenda, antichissima creatura è, infatti, in grado di riavvolgere la sua vita e regredire allo stadio di polipo (fase asessuale del ciclo di vita delle meduse) e, di conseguenza, ringiovanire. Quando sottoposta a stress o pericolo, oppure quando si trova ormai in età avanzata la Turritopsis nutricula avvia il fenomeno della “transdifferenziazione” invertendo, così, l’invecchiamento: questo le permette di tornare alla fase precedente della maturità sessuale e di continuare a vivere in un ciclo infinito (proprio come la fenice: non c’è da stupirsi che l’umanità sia ancora sotto processo per violazione del copyright).

Ma in cosa consiste il transdifferenziamento? Come funziona? C’è bisogno di trasmutare la materia? Di fare sacrifici agli dei? Mescolare strani intrugli? Nah, questo processo consente alla medusa di impedire la morte delle cellule e di riprogrammarle sebbene già differenziate (una cellula differenziata è una cellula matura in cui compaiono strutture specializzate). Si articola in due fasi: prima la cellula matura regredisce e torna com’era prima della differenziazione (immaginate come un nastro che si riavvolge) e poi prende un’altra strada differenziandosi in un altro tipo di cellula. Sappiamo che il transdifferenziamento viene utilizzato anche da altri esseri viventi per rigenerare gli arti (ad esempio le salamandre), tuttavia la Turritopsis nutricula è l’unico animale in grado di raggiungere l’immortalità tramite questo processo. E cosa possiamo fare noi, miseri esseri umani affetti da manie di eterno protagonismo? Non molto. Beh, si può sempre tentare la ricetta della pietra filosofale secondo il noto alchimista arabo ‘Abyad Min Alharb:

1 intero Axolotl (per la rigenerazione degli arti)

Grasso di Eterocefalo Glabro (per l’insensibilità al dolore)

2 cucchiaini colmi di Turritopsis nutricula (per l’eterna giovinezza)

AVVERTENZE: provare solo sotto la supervisione di un adulto, tenere fuori dalla portata dei bambini

BIANCA DELLA GUERRA aka ‘ABYAD MIN ALHARB

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